Consulenza pay transparency

Trasparenza retributiva: cosa deve fare la tua azienda ed entro quando.

Il D.Lgs. 96/2026 è in vigore dal 7 giugno 2026.

Alcuni obblighi valgono già per tutte le aziende, altri scattano da 100 dipendenti.

IPLUS ti aiuta a capire quali ti riguardano e a mettere ordine in criteri retributivi, classificazione dei ruoli e dati prima delle scadenze.

Il primo passo è una call di 45 minuti con Paolo Sordo, referente Pay Transparency e HRM di I-PLUS, per inquadrare la tua realtà e quali sono le priorità.

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Cosa cambia, in breve

Per tutte le aziende

Negli annunci di selezione va indicata la retribuzione iniziale o la fascia prevista, definita con criteri oggettivi e neutri rispetto al genere.

Ogni lavoratore può inoltre chiedere i livelli retributivi medi, divisi per genere, delle categorie comparabili alla sua.

Da 100 dipendenti

Si aggiungono la comunicazione periodica del divario retributivo e la relazione retributiva.

Il primo report va presentato entro il 7 giugno 2027 da chi ha almeno 150 dipendenti, mentre per la fascia da 100 a 149 la decorrenza è rinviata al 7 giugno 2031.

La soglia del 5%

Se in una categoria il divario tra lavoratrici e lavoratori è pari o superiore al 5%, senza giustificazione oggettiva e senza correzione entro sei mesi, si apre la valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori.

Conta la singola categoria, non la media aziendale.

ONERE DELLA PROVA

In caso di contestazione tocca all'azienda dimostrare di non aver discriminato

Domande frequenti sulla trasparenza retributiva

Dal 7 giugno 2026. Il D.Lgs. 96/2026 recepisce la Direttiva (UE) 2023/970 e rafforza il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Interessa il modo in cui l’azienda definisce, documenta e comunica le retribuzioni.

No, nessuna azienda è del tutto esclusa. Sotto i 100 dipendenti restano la trasparenza prima dell’assunzione e il diritto dei lavoratori a ricevere informazioni sulle retribuzioni. Non si applicano invece la comunicazione periodica del divario e la relazione retributiva, che partono dalla soglia dei 100.

No, si calcola per singola categoria di lavoratori. Un’azienda con un divario complessivo del 2% può comunque finire in valutazione congiunta se una sola categoria supera la soglia. Per questo la definizione delle categorie viene prima del calcolo e va fatta con criteri che l’azienda sa spiegare.

Non necessariamente. Ai fini della direttiva la categoria riflette il contenuto effettivo del lavoro e il suo valore, misurato su competenze, responsabilità, impegno e condizioni. Per questo servono una classificazione dei ruoli formalizzata e criteri di avanzamento scritti.

No. I dati retributivi confluiscono nella rendicontazione di sostenibilità e arrivano a banche e investitori, quindi il tema riguarda anche chi amministra e controlla l’impresa. Funziona quando personale, amministrazione, governance e sostenibilità lavorano sulla stessa base di dati.

Sono di quattro tipi:

– Legali, per contestazioni e contenzioso.
– Finanziari, perché il dato pesa su rating ESG e accesso al credito.
– Reputazionali, se l’azienda non sa spiegare le proprie scelte.
– Organizzativi, perché l’opacità sulle retribuzioni rende più difficile attrarre e trattenere le persone.

Le imprese soggette alla CSRD rendicontano già il divario retributivo di genere con l’indicatore ESRS S1-16. Usare gli stessi dati per i due obblighi evita duplicazioni e numeri incoerenti. Lo stesso vale per la certificazione sulla parità di genere UNI/PdR 125:2022, che è complementare al decreto.

Prima della scadenza che ti riguarda. Il primo report è atteso entro il 7 giugno 2027 per chi ha almeno 150 dipendenti, ma il dato dipende da classificazione dei ruoli e criteri retributivi, che richiedono tempo per essere messi in ordine. La sola fase diagnostica dura da 4 a 8 settimane.

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Prima del numero: che cosa deve esserci

Il divario retributivo è l’ultimo passaggio. Se la classificazione dei ruoli è fragile, lo è anche il dato che ne esce.

In concreto si lavora su:

Nelle PMI le retribuzioni nascono spesso da prassi consolidate: metterle per iscritto protegge ciò che funziona e fa emergere ciò che va corretto.

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Come si comincia

Nella call con Paolo Sordo guardiamo quanto è esposta la tua organizzazione rispetto al decreto e quali interventi vengono prima.

Se decidi di proseguire, si apre una fase diagnostica di 4-8 settimane, con analisi dei documenti, raccolta dei dati e confronto con i referenti aziendali. Restituisce una mappa dei gap e le azioni in ordine di priorità. Da lì il percorso copre tre aree:

  • Adempimenti operativi: aggiornamento degli annunci, informativa annuale e gestione delle richieste individuali
  • Struttura retributiva: valutazione dei ruoli, fasce retributive e confronto con le rappresentanze sindacali
  • Reporting: allineamento con la rendicontazione ESG e con la certificazione UNI/PdR 125:2022

IPLUS è una società benefit di Verona e fa consulenza ESG dal 2012.

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