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Rating ESG: cosa cambia con il Regolamento europeo 2024

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Agosto 26, 2026

Indice

Il 2 luglio 2026 segna un passaggio importante per la sostenibilità d’impresa in Europa. Da questa data trova applicazione il Regolamento (UE) 2024/3005, dedicato alla trasparenza e all’integrità delle attività di rating ESG, che affida a ESMA la supervisione dei provider e definisce regole comuni su governance, metodologie e conflitti di interesse. In Italia, l’articolo 10 della legge 17 marzo 2026, n. 36 avvia l’adeguamento della normativa nazionale e individua Consob come autorità competente.

Per le imprese, il nuovo quadro offre un riferimento chiaro per comprendere quali soggetti possono elaborare rating ESG e secondo quali principi devono operare. Il valore della norma sta nella capacità di dare ordine a un mercato che ha visto moltiplicarsi questionari, piattaforme e sistemi di scoring differenti.

Dall’assessment ESG a una valutazione regolamentata

Negli ultimi anni molte imprese hanno utilizzato assessment ESG per misurare il proprio livello di maturità. Banche, clienti di filiera, società di consulenza e piattaforme digitali hanno sviluppato strumenti per raccogliere dati ambientali, sociali e di governance e restituire un punteggio sintetico.

Questi assessment hanno diffuso maggiore consapevolezza, anche se ogni strumento ha seguito logiche, indicatori e scale di valutazione proprie. La disciplina europea introduce ora un perimetro più definito per i rating ESG e stabilisce le condizioni che i provider devono rispettare.

Un rating ESG esprime un’opinione, un punteggio o una combinazione dei due sul profilo di sostenibilità di un’impresa. La valutazione può riguardare tanto i rischi che i temi ESG generano per l’organizzazione quanto gli impatti che l’attività aziendale produce su ambiente, persone e società. Questa doppia prospettiva rende il rating coerente con il principio della doppia materialità.

Regole comuni per metodologie più trasparenti

Il Regolamento disciplina il modo in cui i provider devono essere organizzati e gestiti. Prevede requisiti di autorizzazione, indipendenza, qualità delle informazioni, trasparenza metodologica e presidio dei conflitti di interesse.

Ogni provider mantiene la possibilità di sviluppare il proprio modello di valutazione. La norma crea però una base comune: fonti utilizzate, assunzioni, criteri di ponderazione, eventuali stime e limiti dei dati devono essere resi comprensibili. Anche la distinzione tra le componenti E, S e G acquista maggiore importanza, perché permette di leggere il risultato in modo più dettagliato.

Per un’impresa, questa trasparenza facilita il confronto con il provider e consente di comprendere come il punteggio è stato costruito. La valutazione diventa così uno strumento utile per orientare scelte, investimenti e priorità.

Il primo elenco pubblicato da ESMA

Nel luglio 2026 ESMA ha pubblicato il primo elenco dei provider che hanno effettuato la notifica prevista dall’articolo 51 per continuare a operare durante il periodo transitorio. L’elenco comprende diverse società italiane, tra cui Standard Ethics Europe, Ecomate, Cerved ESG Ratings, FIDESG, Asacert, CRIF Synesgy Ratings, Outlook Rating ESG e Modefinance ESG.

Accanto agli operatori nazionali figurano provider europei e alcuni soggetti provenienti da Paesi terzi. Tra i nomi più conosciuti compaiono Clarity AI Europe, EcoVadis, MSCI Solutions, ESG Book, Sustainable Fitch, Sustainalytics e GRESB.

La presenza nell’elenco attesta l’avvenuta notifica durante la fase transitoria e rappresenta il primo passo verso un mercato più strutturato. Il registro ESMA permetterà alle imprese di verificare lo status dei provider e di scegliere con maggiore consapevolezza gli strumenti da utilizzare.

Meno duplicazioni, dati più facilmente riutilizzabili

Uno degli effetti più interessanti del nuovo quadro riguarda la possibile convergenza tra i diversi strumenti di valutazione. Oggi una PMI può ricevere richieste simili da una banca, da un cliente capofiliera, da un ente pubblico o da un investitore, con questionari formulati in modi differenti.

Una progressiva omogeneizzazione delle metodologie può rendere i dati aziendali più facilmente riutilizzabili. L’impresa può così costruire una base informativa unica, aggiornata e verificabile, capace di alimentare accesso al credito, qualifica dei fornitori, partecipazione a gare, reporting e dialogo con gli stakeholder.

Raccogliere i dati una sola volta, attribuire responsabilità chiare e definire procedure comuni riduce il carico operativo e migliora la qualità delle informazioni. Il rating diventa quindi parte di un sistema di gestione integrato.

Dalla misurazione al miglioramento continuo

Un buon rating offre molto più di un punteggio. I provider più strutturati restituiscono indicazioni operative, benchmark e aree di miglioramento che aiutano l’impresa a trasformare i risultati in un piano concreto.

In IPLUS affianchiamo le aziende nella preparazione al rating attraverso analisi di materialità, definizione dei KPI, raccolta dati, policy e piani di miglioramento. Il nostro obiettivo è mettere a sistema ciò che l’impresa già realizza e collegare la valutazione ESG alla governance, alla strategia e al piano industriale.

Misurarsi oggi significa costruire basi più solide per le decisioni di domani. Un rating ESG scelto con consapevolezza diventa tanto uno strumento di posizionamento quanto una guida per migliorare le performance e creare valore condiviso nel lungo termine. L’Assessment ESG di IPLUS rappresenta un primo passo per comprendere il posizionamento aziendale e definire le priorità di intervento.

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Citazione chiave dell'articolo: Rating ESG: cosa cambia con il Regolamento europeo 2024

Takeaways

  • Dal 2 luglio 2026 entra in vigore il Regolamento (UE) 2024/3005, che introduce regole comuni per i provider di rating ESG, con la supervisione di ESMA a livello europeo e di Consob in Italia.
  • Maggiore trasparenza metodologica, la normativa impone ai provider di esplicitare fonti, criteri di ponderazione, assunzioni e limiti dei dati utilizzati.
  • Riduzione della duplicazione delle richieste di dati, il nuovo quadro normativo porta chiarezza e trasforma il rating da semplice punteggio a strumento di gestione strategica.
  • ESMA ha pubblicato il primo elenco di provider notificati, includendo operatori italiani come Standard Ethics Europe, Ecomate, Cerved ESG Ratings e internazionali come EcoVadis, MSCI Solutions e Sustainalytics.
  • Il rating ESG diventa strumento di miglioramento continuo, fornendo non solo un punteggio ma anche indicazioni operative per orientare scelte, investimenti e piani di sviluppo.

Faqs

Quando entra in vigore il Regolamento europeo sui rating ESG?

Il Regolamento (UE) 2024/3005 troverà applicazione a partire dal 2 luglio 2026. Da questa data i provider di rating ESG dovranno rispettare i nuovi requisiti di autorizzazione, trasparenza e governance.

Chi supervisiona i provider di rating ESG in Europa e in Italia?

A livello europeo la supervisione è affidata a ESMA (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati). In Italia, l’autorità competente designata è la Consob, come previsto dall’articolo 10 della legge 17 marzo 2026, n. 36.

Cosa significa maggiore trasparenza delle metodologie di rating ESG?

I provider dovranno rendere pubbliche e comprensibili le fonti utilizzate, i criteri di ponderazione, le assunzioni e i limiti dei dati usati per elaborare il rating. Questo permette alle imprese di capire come viene costruito il punteggio e di confrontare le diverse valutazioni in modo più efficace.

Quali sono i vantaggi del nuovo Regolamento per le PMI?

La progressiva omogeneizzazione delle metodologie ridurrà la duplicazione delle richieste di dati da parte di banche, clienti e altri stakeholder. Le informazioni aziendali diventeranno più facilmente riutilizzabili, riducendo il carico operativo e migliorando la qualità dei dati raccolti.

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