Per molti imprenditori, la carbon footprint è ancora percepita come un esercizio tecnico da affidare a un consulente ambientale. In realtà, è diventata un’informazione gestionale rilevante, sempre più presente nel confronto con il sistema finanziario, i partner commerciali e le filiere internazionali.
È un’evoluzione che richiede attenzione anche da parte degli organi di amministrazione, gestione e controllo. Disporre di dati climatici misurabili, confrontabili e verificabili nel tempo consente all’impresa di rispondere alle richieste dei propri interlocutori, consolidare le relazioni di business e assumere decisioni operative e finanziarie più consapevoli.
La carbon footprint come dato di governo aziendale
Il punto che porto sempre all’attenzione dei CDA è questo: non stiamo parlando di rendicontazione, stiamo parlando di infrastruttura del dato. E l’infrastruttura del dato è una responsabilità di governance, non di sostenibilità.
Governare questo tema significa definire un metodo, attribuire responsabilità interne e assicurare coerenza tra le informazioni raccolte. Il dato sulle emissioni diventa affidabile quando nasce da un processo ordinato, integrato negli assetti aziendali e sottoposto a controlli adeguati. La carbon footprint funziona tanto come strumento di misurazione quanto come presidio di buona amministrazione.
Nella mia esperienza, la difficoltà principale delle imprese non è misurare le emissioni. È mettere ordine in informazioni che già esistono, ma restano disperse tra funzioni diverse: energia in ufficio tecnico, acquisti nel gestionale, logistica in un altro sistema ancora. Senza un metodo riconosciuto e senza responsabilità interne chiare, quei dati non producono un inventario coerente, e quindi non producono valore decisionale.

Cos’è la carbon footprint
La carbon footprint quantifica, in tonnellate di CO2 equivalente, le emissioni dirette e indirette associate a un’organizzazione oppure a un prodotto lungo il suo ciclo di vita. Le due dimensioni richiedono metodologie specifiche.
La Corporate Carbon Footprint misura le emissioni dell’organizzazione secondo la norma ISO 14064-1:2018 e il GHG Protocol, che le classifica in Scope 1, Scope 2 e Scope 3. La Product Carbon Footprint riguarda un prodotto o servizio lungo il ciclo di vita, secondo la ISO 14067:2018. La PAS 2050:2011 è un riferimento storico per le emissioni GHG di beni e servizi, mentre la ISO 14064-3:2019 disciplina verifica e validazione delle dichiarazioni GHG.
Come strutturare l’inventario delle emissioni
Costruire un inventario coerente richiede un percorso ordinato:
- definizione dei confini organizzativi e operativi, con attività e impianti da includere;
- raccolta dei dati relativi a consumi energetici, materie prime, trasporti e rifiuti;
- applicazione di fattori di emissione aggiornati e coerenti con il contesto dell’analisi;
- classificazione in Scope 1, emissioni dirette, Scope 2, emissioni indirette da energia acquistata e consumata, e Scope 3, altre emissioni indirette lungo la catena del valore;
- verifica dei risultati, quando richiesta, secondo la ISO 14064-3:2019.
La qualità del dato dipende dalla tracciabilità delle fonti e dalla coerenza del metodo. I dati primari, rilevati presso impianti e fornitori, offrono maggiore precisione. I dati secondari costituiscono una base iniziale utile, purché l’impresa preveda un affinamento progressivo e documentato.
Il ruolo dello Scope 3
Il tema dello Scope 3 merita un’attenzione particolare in questa chiave. È l’area più complessa, spesso la più significativa in termini quantitativi, ed è anche quella che espone di più al rischio di filiera. Costruire fin da subito una stima strutturata, anche se progressivamente da affinare, significa dotarsi di una lettura realistica dell’esposizione dell’impresa, non solo di ciò che è direttamente sotto controllo.
Lo Scope 3 comprende le emissioni generate da fornitori, trasporti conto terzi, utilizzo dei prodotti venduti e fine vita. Inserirlo nella prima rilevazione consente di rappresentare l’impatto dell’impresa e individuare le aree della catena del valore che richiedono attenzione, dialogo con i fornitori e presidio contrattuale.
Il valore decisionale della misurazione della carbon footprint
Un dato di carbon footprint costruito su standard ISO 14064 o 14067, verificabile e coerente nel tempo, diventa una base informativa che serve al direttore finanziario nel dialogo con le banche, al commerciale nelle gare di filiera, all’amministratore delegato nella lettura dei costi operativi. Non è più materia di un solo ufficio, è patrimonio informativo dell’impresa.
La misurazione può sostenere percorsi di finanza sostenibile, rafforzare le relazioni con clienti industriali, facilitare i questionari ESG e rendere più solide le informazioni della rendicontazione di sostenibilità. Aiuta inoltre a individuare inefficienze energetiche, dipendenze di filiera e aree di costo che richiedono interventi mirati. Ne parlo qui: Gli strumenti a supporto della sostenibilità e del reporting.
Il ruolo di IPLUS nella carbon footprint
In IPLUS affianchiamo le imprese nella costruzione di inventari conformi agli standard ISO 14064 e ISO 14067 e coerenti con il GHG Protocol. Il percorso parte dalla ricognizione dei dati disponibili, delle responsabilità interne e delle fonti da integrare, per arrivare a un sistema ordinato, verificabile e utile alle decisioni.
Colleghiamo la misurazione delle emissioni al piano industriale, alla gestione del rischio e ai sistemi di controllo interno. Individuiamo priorità, opportunità di riduzione e interventi sostenibili nel medio-lungo periodo, con un rapporto coerente tra impatto e investimento.
La convinzione che porto avanti nel lavoro con le imprese strutturate è semplice: chi costruisce oggi un sistema di misurazione solido non sta preparando un adempimento, sta costruendo un vantaggio informativo. E nei prossimi anni il vantaggio informativo peserà nelle valutazioni di credito, nelle relazioni commerciali e nelle scelte di investimento più di quanto molti si aspettino.
Per verificare il livello di maturità della propria organizzazione, IPLUS mette a disposizione un Assessment ESG gratuito e online, della durata di circa dieci minuti, che restituisce un quadro personalizzato dei principali ambiti di intervento e delle priorità aziendali.
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Takeaways
- La carbon footprint è un’informazione gestionale che entra nel confronto con banche, partner commerciali e filiere internazionali, non solo un adempimento tecnico
- Governare il dato sulle emissioni significa definire un metodo, attribuire responsabilità interne e assicurare coerenza tra le informazioni raccolte
- Corporate e Product Carbon Footprint seguono metodologie distinte: la prima secondo ISO 14064-1:2018 e GHG Protocol, la seconda secondo ISO 14067:2018
- Lo Scope 3 è l’area più complessa e spesso più significativa in termini quantitativi, e va inserito fin dalla prima rilevazione per una lettura realistica dell’esposizione dell’impresa
- Un dato verificabile e coerente nel tempo diventa patrimonio informativo condiviso tra direzione finanziaria, commerciale e amministrazione, non materia di un solo ufficio
Faqs
Cos’è la carbon footprint di un’azienda?
La carbon footprint quantifica, in tonnellate di CO2 equivalente, le emissioni dirette e indirette associate a un’organizzazione oppure a un prodotto lungo il suo ciclo di vita. Le due dimensioni, organizzativa e di prodotto, richiedono metodologie specifiche.
Qual è la differenza tra Corporate Carbon Footprint e Product Carbon Footprint?
La Corporate Carbon Footprint misura le emissioni dell’organizzazione secondo la norma ISO 14064-1:2018 e il GHG Protocol, classificandole in Scope 1, Scope 2 e Scope 3. La Product Carbon Footprint riguarda invece un prodotto o servizio lungo il ciclo di vita, secondo la ISO 14067:2018.
Cosa comprende Lo Scope 3 nel calcolo delle emissioni?
Lo Scope 3 comprende le emissioni generate da fornitori, trasporti conto terzi, utilizzo dei prodotti venduti e fine vita. È l’area più complessa da misurare, spesso la più significativa in termini quantitativi, ed è quella che espone di più al rischio di filiera.
Come si costruisce un inventario delle emissioni?
Un inventario coerente richiede la definizione dei confini organizzativi e operativi, la raccolta dei dati su consumi energetici, materie prime, trasporti e rifiuti, l’applicazione di fattori di emissione aggiornati, la classificazione in Scope 1, 2 e 3, e la verifica dei risultati secondo la ISO 14064-3:2019, quando richiesta.
Che valore ha la misurazione della carbon footprint per un’impresa?
Un dato costruito su standard ISO 14064 o 14067, verificabile e coerente nel tempo, serve al direttore finanziario nel dialogo con le banche, al commerciale nelle gare di filiera e all’amministratore delegato nella lettura dei costi operativi. Può inoltre sostenere percorsi di finanza sostenibile e facilitare i questionari ESG.