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Direttiva greenwashing UE: guida operativa per le PMI

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Settembre 15, 2026

Indice

Dal 27 settembre 2026 cambiano le regole per la comunicazione ambientale dei prodotti. Il decreto legislativo n. 30 del 2024, che recepisce la direttiva greenwashing UE 2024/825, introduce un quadro più severo per contrastare il greenwashing e rafforzare la tutela dei consumatori. Le imprese hanno poco più di due anni per adeguare non solo la comunicazione, ma l’intero processo con cui validano e diffondono i propri messaggi di sostenibilità.

Direttiva greenwashing UE, cosa cambia dal 27 settembre 2026

La nuova normativa modifica il Codice del consumo, vietando le asserzioni ambientali generiche per cui un’azienda non sia in grado di dimostrare un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali. Saranno inoltre vietate le etichette di sostenibilità che non derivano da un sistema di certificazione o da un’autorità pubblica.

Per “eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali” si intende la conformità a standard specifici, tra cui il Regolamento Ecolabel UE (CE n. 66/2010) o i marchi di qualità ecologica di Tipo I conformi alla norma EN ISO 14024.

Questo non significa poter utilizzare qualsiasi affermazione. Serve una base documentale solida per comunicare le caratteristiche coperte dalla certificazione. Un claim che si riferisce all’intero prodotto o all’azienda rimane scorretto se le prove riguardano solo un componente o un singolo processo produttivo.

Ecolabel UE, una risposta concreta alla direttiva greenwashing

L’Ecolabel UE è il marchio volontario di qualità ecologica dell’Unione europea. Viene assegnato a prodotti e servizi che rispettano criteri ambientali e prestazionali rigorosi, verificati da una parte terza indipendente.

I criteri prendono in esame gli impatti principali lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: consumo di energia e acqua, emissioni, uso di sostanze pericolose, durata, riparabilità, riciclabilità e imballaggi. Questi standard vengono aggiornati periodicamente dalla Commissione europea per rimanere allineati all’evoluzione tecnologica e di mercato.

Il sistema copre oggi 27 gruppi di prodotti e servizi, tra cui detergenti, carta, tessili, mobili, cosmetici e strutture ricettive. I criteri corrispondono alle migliori prestazioni ambientali del 10-20% dei prodotti disponibili sul mercato europeo al momento della loro adozione.

Direttiva greenwashing UE, come prepararsi: checklist per le imprese

L’adeguamento richiede un’azione coordinata che coinvolga diverse funzioni aziendali, dal marketing all’ufficio legale, dagli acquisti ai responsabili di prodotto. Le azioni prioritarie da avviare sono:

  • Censire tutti i claim, i simboli e i loghi ambientali usati su confezioni, siti web, cataloghi e schede tecniche.
  • Individuare le affermazioni generiche, quelle riferite all’intero prodotto e quelle basate su caratteristiche obbligatorie per legge.
  • Collegare ogni claim a dati, prove, certificazioni, responsabili interni e date di aggiornamento dei documenti.
  • Eliminare o riformulare le dichiarazioni che non possono essere dimostrate e verificare la legittimità delle etichette utilizzate.
  • Valutare l’ottenimento dell’Ecolabel UE per i prodotti ammissibili che hanno un maggiore peso commerciale o una particolare rilevanza nelle gare d’appalto.

Partire con un prodotto pilota è una strategia efficace per testare costi, disponibilità dei dati e capacità di risposta dei fornitori prima di estendere il percorso a tutta la gamma.

Vantaggi dell’Ecolabel oltre la conformità normativa

L’Ecolabel UE non è solo uno strumento di conformità normativa, ma un’opportunità strategica. Nel 2025 in Italia erano attive 585 licenze, per un totale di 19.218 prodotti e servizi, con una crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente.

I principali benefici per le imprese sono:

  • Maggiore solidità delle comunicazioni ambientali, nel rispetto delle regole applicabili.
  • Riconoscibilità nel mercato europeo e nelle filiere che richiedono verifiche indipendenti.
  • Dati tecnici più strutturati per clienti, report di sostenibilità e valutazioni interne.
  • Miglioramento dei processi produttivi attraverso interventi su sostanze, materiali e consumi.
  • Opportunità negli appalti pubblici che valorizzano le certificazioni ambientali.

Il marchio è incluso nel decreto legislativo n. 36/2023 tra quelli rilevanti per la riduzione della garanzia provvisoria negli appalti, che può arrivare fino al 20% se previsto dai documenti di gara.

Percorso per ottenere la certificazione Ecolabel

Il processo inizia con un’analisi dettagliata della decisione della Commissione europea e del manuale utente per il gruppo di prodotto di interesse. Segue una gap analysis per identificare le distanze tra lo stato attuale e i requisiti da soddisfare.

È necessario raccogliere una documentazione completa, che include dichiarazioni dei fornitori, rapporti di prova e documenti di tracciabilità. Solo a questo punto è possibile presentare la domanda all’organismo competente nazionale, il Comitato Ecolabel-Ecoaudit, che si avvale del supporto tecnico di ISPRA.

Un dossier incompleto o prove incoerenti possono allungare i tempi dell’istruttoria. Gestire il percorso in modo strutturato, definendo responsabilità, tempi e costi, è fondamentale per trasformare la certificazione in un processo efficiente e replicabile, coerente con la strategia di prodotto.

Citazione chiave dell'articolo: Direttiva greenwashing UE: guida operativa per le PMI

Takeaways

  • Direttiva greenwashing UE operativa dal 27 settembre 2026, vieta asserzioni ambientali generiche e non dimostrabili.
  • Eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali, le aziende devono basarsi su prove concrete come la certificazione Ecolabel UE.
  • Audit interno dei claim ambientali, le imprese devono verificare tutti i simboli e le dichiarazioni attualmente in uso.
  • Ecolabel UE come opportunità strategica, oltre alla conformità normativa, migliora processi, dati e posizionamento sul mercato.
  • Approccio strutturato alla certificazione, il percorso richiede pianificazione per trasformarlo in un vantaggio a lungo termine.

Faqs

Da quando si applica la direttiva greenwashing UE?

Le nuove disposizioni si applicano dal 27 settembre 2026. Le imprese hanno poco più di due anni per adeguare la comunicazione ambientale e i processi di validazione dei claim.

Quali prodotti possono ottenere l’Ecolabel UE?

No, non tutti. È necessario verificare che il prodotto rientri in uno dei 27 gruppi di prodotti e servizi coperti dal sistema e che i relativi criteri siano ancora in vigore.

L’Ecolabel UE è obbligatorio per rispettare la direttiva greenwashing?

No, si tratta di un marchio volontario. Tuttavia, fornisce una delle prove di “eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali” richieste dalla direttiva per giustificare determinate asserzioni ambientali.

L’Ecolabel UE autorizza qualsiasi claim ambientale?

No. La certificazione fornisce una base documentale solida per comunicare le caratteristiche ambientali coperte dai criteri Ecolabel, ma ogni claim deve essere coerente con il perimetro delle prove disponibili e rispettare le normative sulla comunicazione commerciale.

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