Dal 12 agosto 2026, per molte aziende italiane, il tema degli imballaggi smetterà di essere una questione operativa e diventerà una vera responsabilità normativa, organizzativa e strategica.
Da quel giorno, immettere sul mercato europeo un prodotto confezionato senza aver valutato l’impatto del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) potrebbe significare imballaggi non conformi, sanzioni, blocchi alle forniture e problemi con fornitori e clienti.
Il Regolamento (UE) 2025/40 – Packaging and Packaging Waste Regulation – non riguarda soltanto chi produce scatole, vaschette, bottiglie o film plastici. Riguarda tutte le imprese che utilizzano imballaggi per vendere, spedire, distribuire o consegnare prodotti: produttori, importatori, distributori, retailer ed e-commerce inclusi. E, come vedremo, riguarda anche chi siede nei consigli di amministrazione.
Cosa cambia concretamente: le scadenze da conoscere
Il calendario è scaglionato, ma le basi si costruiscono adesso.
Dal 12 agosto 2026: divieto di immissione sul mercato di imballaggi a contatto con alimenti contenenti PFAS oltre le soglie previste. Nessun periodo di esaurimento scorte: anche i packaging prodotti prima ma immessi dopo dovranno essere conformi.
Dal 2030: gli imballaggi dovranno contenere percentuali minime di plastica riciclata post-consumo, dal 10% al 35%, a seconda della categoria. Scatterà anche il limite massimo del 50% di spazio vuoto per imballaggi raggruppati, da trasporto e per e-commerce. Entreranno in vigore i divieti su specifici formati monouso: imballaggi per frutta e verdura fresca sotto 1,5 kg, monoporzioni in alcuni contesti della ristorazione, prodotti cosmetici monouso nel settore ricettivo.
Dal 2035: rilevanza della riciclabilità su larga scala, con criteri e metodologie definiti a livello europeo.
Dal 2040: le soglie di contenuto riciclato saliranno fino al 65% per alcune tipologie di imballaggio.
Tutta la documentazione tecnica (schede materiali, specifiche, dichiarazioni di conformità) dovrà essere conservata 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili.
Manufacturer, producer, importatore: sai che ruolo hai tu?
Il PPWR distingue figure che nel linguaggio comune vengono spesso confuse con conseguenze pratiche molto concrete.
Il manufacturer è chi realizza l’imballaggio o lo fa produrre sotto il proprio nome. Su di lui ricadono gli obblighi di conformità tecnica: requisiti di sostenibilità, etichettatura, documentazione e dichiarazione UE di conformità.
Il producer è chi sostiene gli obblighi della responsabilità estesa del produttore: registrazione, rendicontazione e contributi per la gestione del rifiuto nel Paese in cui il packaging viene immesso per la prima volta. Questo ruolo può ricadere anche su importatori e distributori, quando mettono per primi a disposizione imballaggi in uno Stato membro, o quando vendono direttamente a utilizzatori finali in un altro Paese UE.
La domanda giusta non è: “Il PPWR mi riguarda?” La domanda corretta è: “Che ruolo ha la mia azienda nella filiera e quali obblighi specifici ne derivano?”
Una responsabilità che arriva fino al board
Questo è il punto che molti imprenditori ancora non hanno considerato.
La normativa italiana impone agli amministratori il dovere di istituire adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili (art. 2086 c.c.) idonei a rilevare tempestivamente i rischi rilevanti.
Il rischio di non conformità al PPWR, con potenziali ricadute su accesso al mercato, ritiro dei prodotti, sanzioni e rapporti con clienti e distributori, rientra pienamente in questo perimetro.
Integrare il PPWR nella governance aziendale significa includerlo nelle analisi di rischio, nei flussi informativi verso il CdA e nei sistemi di controllo interno. Non è un adempimento tecnico delegabile: è una componente della tutela del valore aziendale.
6 azioni da fare subito
1. Mappa tutti gli imballaggi. Confezioni, scatole, film, riempitivi, etichette, packaging e-commerce, imballi logistici. Non puoi gestire ciò che non hai censito.
2. Identifica il tuo ruolo nella filiera. Manufacturer, producer, importatore, distributore o più figure insieme? Da questa risposta dipendono obblighi molto diversi.
3. Apri un dossier PFAS se operi nel food o nel food contact. Verifica materiali, fornitori, test disponibili e gestione delle scorte. Il tempo stringe.
4. Rivedi contratti e capitolati con fornitori e terzisti. Chi decide il design del packaging? Chi fornisce i dati tecnici? Chi risponde in caso di non conformità? Queste risposte devono essere scritte.
5. Costruisci la documentazione tecnica. Dichiarazioni di conformità, schede materiali e specifiche tecniche non si raccolgono in una settimana. E ricorda: vanno conservate fino a 10 anni.
6. Pianifica oltre il 2026. Contenuto riciclato, riduzione degli spazi vuoti, etichettatura armonizzata: le scadenze si avvicinano. Chi le anticipa trasforma un adempimento in vantaggio competitivo.
L’imballaggio è diventato una variabile strategica
Il PPWR ridisegna i criteri di accesso al mercato unico. La differenza nei prossimi anni non sarà solo tra imprese conformi e non conformi, ma tra imprese che subiranno la normativa con costi crescenti e imprese che l’avranno integrata nei propri sistemi di governance, compliance e sostenibilità.
Non aspettare che diventi un’emergenza
IPLUS affianca le imprese italiane nell’adeguamento al PPWR con un approccio integrato che coniuga sostenibilità, governance e compliance normativa: dalla mappatura degli imballaggi e dei fornitori, all’analisi dei gap normativi, fino alla costruzione di presìdi documentali e responsabilità interne.Il primo passo è semplice: prenota un assessment gratuito e scopri da dove partire.