Il 12 agosto 2026 è la data che molte imprese stanno tenendo d’occhio e la domanda che dovrebbero porsi non è “siamo conformi?” ma “da dove cominciamo?”. La risposta cambia molto a seconda di come si inquadra il problema.
Se il PPWR (Regolamento UE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio) viene considerato solo come un obbligo normativo, si parte dagli adempimenti. Se invece viene letto per quello che è, ovvero un cambiamento strutturale nel modo in cui il packaging viene progettato, gestito e rendicontato, si parte dalla strategia. La differenza è notevole perché determina la qualità delle scelte, la loro tenuta nel tempo e il valore che l’impresa riesce a ricavarne.
Anticipare prima di reagire
Affrontare il PPWR con un approccio meramente reattivo non è sufficiente. La sostenibilità ambientale del packaging va letta come leva trasformativa lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: dalla scelta dei materiali, all’ecodesign, alla logistica inversa, alla gestione del fine vita.
Un approccio strutturato richiede che la sostenibilità sia integrata nelle scelte strategiche di prodotto, non considerata come adempimento successivo. Solo un framework che coniughi analisi LCA, criteri di circolarità e obiettivi di decarbonizzazione consente di trasformare i requisiti normativi in coerenza ambientale di portafoglio e in valore reputazionale duraturo.
Le scadenze del 2026, del 2030 e del 2035 non vanno viste come traguardi separati da inseguire uno alla volta. Sono tappe di un percorso che si costruisce adesso. Chi lo imposta con una visione chiara non sarà semplicemente conforme: sarà avvantaggiato rispetto a chi rincorrerà ogni nuova scadenza senza una direzione.
Un sistema di governo più che una somma di interventi
Nella maggior parte delle imprese, le informazioni sul packaging sono disgregate: chi sceglie i materiali, chi gestisce i fornitori, chi si occupa dell’etichettatura e chi rendiconta all’EPR spesso non parlano tra loro. Il PPWR rende questo problema impossibile da ignorare.
In questa prospettiva, il PPWR richiede alle imprese di superare una gestione frammentata del packaging. Le decisioni su materiali, formati, fornitori, contenuto riciclato, riciclabilità e informazione al consumatore devono essere ricondotte a un sistema unico di governo del dato e delle responsabilità interne.
Chi costruisce questo sistema non lo fa solo per rispettare il regolamento. Lo fa per ridurre il rischio operativo, per rispondere con dati solidi alle richieste di clienti e distributori e per avere una base affidabile su cui costruire la propria rendicontazione di sostenibilità.
Il packaging come parte della strategia ESG
Il packaging diventa così un punto di connessione tra sostenibilità, compliance, qualità, procurement, marketing e gestione del rischio. Non è più soltanto un elemento di protezione o comunicazione del prodotto, ma una componente del modello industriale e della strategia ESG dell’impresa.
In termini pratici questo significa che le scelte sul packaging (materiali, fornitori, formati) non possono più essere delegate a una singola funzione o trattate come decisioni operative di secondo livello. Hanno impatto sulla reputazione, sui costi futuri, sull’accesso ai mercati internazionali e sul dialogo con investitori e partner. Vanno quindi prese con la stessa attenzione riservata alle altre scelte strategiche.
Da dove partire
Il primo passo non è tecnico: è capire dove si è. Quali imballaggi si usano, chi prende le decisioni su di essi, quali dati esistono e quali mancano. Da lì si costruisce un percorso concreto, mappatura, analisi dei gap, responsabilità interne, roadmap, che trasforma il PPWR da vincolo a leva competitiva.
IPLUS affianca le imprese italiane in questo percorso: dalla mappatura degli imballaggi e dei fornitori, all’analisi LCA e dei gap normativi, fino alla costruzione di un sistema di governo del dato coerente con gli obiettivi di sostenibilità e con le scadenze regolamentari.
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