Con il Regolamento (UE) 2026/667, l’Unione europea ha introdotto un obiettivo intermedio vincolante al 2040: ridurre del 90% le emissioni nette di gas serra rispetto al 1990. Il provvedimento si colloca tra il target del 2030, fermo a una riduzione di almeno il 55%, e la neutralità climatica al 2050. Letto da chi siede in consiglio di amministrazione, il regolamento rappresenta molto più di una nuova traiettoria normativa: si propone come un indicatore chiaro della direzione economica, industriale e finanziaria verso cui i mercati si stanno orientando, ed entra di diritto tra i temi che il vertice dell’impresa è chiamato a valutare.
Cambiano le norme, cambiano i criteri di valutazione degli stakeholder
Quando evolvono i criteri normativi, evolvono insieme quelli con cui investitori, istituti finanziari, clienti e stakeholder valutano l’impresa. Solidità, continuità e capacità di adattamento diventano parametri sempre più stringenti, e si misurano anche attraverso il modo in cui l’organizzazione governa il proprio impatto e la propria esposizione di lungo periodo. In questa logica, il target del 2040 si inserisce nei segnali che il consiglio di amministrazione è tenuto a leggere, al pari delle dinamiche di mercato, dei rischi finanziari e dei requisiti reputazionali.
L’integrazione del target nelle decisioni di governo dell’impresa
Nella mia esperienza accanto a imprenditori, proprietà e consigli di amministrazione, il punto centrale sta nella capacità di integrare la traiettoria del 2040 nei processi decisionali dell’impresa, più che nella norma in sé. Governance, pianificazione industriale, investimenti, gestione del rischio e supply chain producono risultati efficaci sia quando dialogano tra loro sia quando dialogano insieme con gli obiettivi ESG. Affrontare questi ambiti come isole separate genera risultati frammentati e indebolisce la coerenza delle scelte di lungo periodo.
Il consiglio di amministrazione, con il compito di indirizzare e controllare, trova qui un terreno proprio: definire come la traiettoria del 2040 entra negli atti di pianificazione, nei piani di investimento, nelle politiche di acquisto e nelle scelte di assetto. È un ruolo che si esercita in modo ordinato e prudente, e che restituisce all’organo di governo il pieno presidio sulle scelte di lungo periodo. L’esito di questo lavoro si misura sulla coerenza tra obiettivi dichiarati, atti di pianificazione e indicatori di controllo.
La qualità del dato come presupposto delle decisioni di vertice
In uno scenario di questo tipo, la qualità del dato assume un ruolo centrale. Misurare emissioni, consumi ed esposizioni significa molto più che rendicontare: significa comprendere dove l’organizzazione genera inefficienze, vulnerabilità o opportunità di sviluppo, e dotare il vertice di una base informativa solida su cui poggiare le scelte. Con dati affidabili, le decisioni strategiche guadagnano efficacia, perché si fondano su evidenze concrete e su misurazioni verificabili.
Per un consiglio di amministrazione, il sistema di misurazione interno diventa così un presidio di buona amministrazione, al pari dei meccanismi di controllo contabile e di gestione del rischio. La sua qualità rispecchia la qualità delle decisioni che ne discendono e ne rafforza la difendibilità nei confronti di stakeholder e terzi interessati. Investire nel sistema di misurazione significa, in concreto, investire nella propria capacità di decidere.
Le domande che oggi conviene portare in consiglio
Sul tema del target 2040, conviene avviare per tempo una riflessione strutturata di governo. Sono domande operative e, proprio per questo, capaci di indirizzare le scelte successive:
- in quale perimetro normativo e di mercato si colloca oggi l’impresa, e come si muoverà tale perimetro nei prossimi cinque-dieci anni;
- quale livello di esposizione l’impresa presenta sui temi energetici, sui rapporti di fornitura, sugli investimenti pluriennali e sui contratti già in essere;
- quale sistema di misurazione interno permette al vertice di disporre di dati affidabili su emissioni, consumi e dipendenze critiche;
- come i temi del 2040 si traducono nel piano industriale, nel piano degli investimenti e nelle politiche di gestione del rischio;
- quali ruoli e responsabilità sono assegnati, all’interno degli organi di amministrazione, gestione e controllo, per il presidio della traiettoria climatica.
Le risposte cambiano da impresa a impresa, e le domande, oggi, conviene porle con sistematicità.
Le condizioni della competitività di domani si costruiscono oggi
Il 2040 può apparire distante, eppure le condizioni che determineranno la competitività delle imprese in quello scenario si stanno costruendo oggi, nelle scelte strategiche che le organizzazioni assumono o, in alcuni casi, rinviano. Su questo punto conviene tenere viva, in ogni consiglio di amministrazione, una verifica semplice: la coerenza tra le decisioni che si stanno assumendo e il contesto competitivo e regolatorio dei prossimi dieci o quindici anni. Costruire questa coerenza per tempo significa rafforzare la solidità dell’impresa, sostenere la continuità e mettere gli organi di governo nelle condizioni di decidere con dati affidabili.